Backdoor dentro software per la compliance GDPR

Cosa succede quando qualche software house vuole ergersi a “esperta” ma tralascia le norme base della sicurezza? Risposta: si sputtana poiché il software diventa un vettore di attacco pericoloso.

Questo è il caso di 2 diversi software per il GDPR fai-da-te.

Analizzando i due software è emerso che non solo il software creava un backdoor , ma prendeva i dati e si replicava ogni volta che produceva un documento.

I software sono famosi ma non sono gli indagati, infatti andando a vedere la versione originale si è scoperta integra senza nessuna infezione. Quindi l’unica colpa di chi lo ha sviluppato è di non aver pensato a rendere difficile la possibilità di manipolarlo.

Abbiamo provato a contattare l’azienda che aveva installato il software e abbiamo scoperto che prima si occupava di grafica pubblicitaria e che il numero era “inesistente”.

Volete affidare davvero i vostri dati a improvvisati psiconauti?

Il GDPR ha creato i mostri della ragione, quella ragione che tende a sfruttare l’ignoranza altrui e basata sul :

” Devo farlo ma voglio spendere poco ”

Quel voler spendere poco ha avuto come risultato:

* Databreach
* i clienti/fornitori/ hanno ricevuto un backdoor e quelli non difesi bene, infettati
* La credibilità è andata a farsi benedire

Fidatevi solo di chi sa prendersi la responsabilità di quanto dice ed ha una solida esperienza referenziata alle spalle, le stonature degli improvvisati possono distruggervi

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